La maggior parte dei bambini del mondo quando inizia a giocare a calcio sogna di essere un grande attaccante perché il piacere di fare gol è molto superiore a quello di evitarlo, perché sono i grandi attaccanti e i grandi fantasisti a catturare la fantasia del pubblico e sublimare l’arte del gioco del calcio. 

 

Lasciando da parte l’aspetto “romantico” spesso gli attaccanti sono i calciatori più amati dai tifosi e, anche se esistono difensori decisivi come un attaccante, il mito delle maglie numero 9 e 10 (per chi ha vissuto l’epoca dei numeri fissi da 1 a 11) è qualcosa di unico che si trasmetteva di generazione in generazione.

Il gol è il momento determinate del gioco del calcio, è un riunirsi di emozioni e passioni in un unico rapido istante ed è per questa ragione che gli attaccanti sono amati, ricercati e spesso molto ben pagati.

 

È chiaro che esistono diversi tipi di attaccanti per caratteristiche fisiche e di gioco ma indipendentemente dalla loro statura, potenza o agilità alcuni riescono ad essere sempre decisivi scrivendo la storia mentre altri si limitano a vivere brevi periodi di gloria e successi momentanei. 

 

Da osservatore amante del calcio e mental coach mi sono chiesto e vi chiedo: “Cristiano Ronaldo si nasce o si diventa?” 

La mia risposta è che Cristiano Ronaldo mentalmente si diventa. Quando l’attaccante, come qualsiasi altro atleta conosce le sue capacità, sa cosa vuole e dove desidera arrivare creando le condizioni perché questo accada è molto probabile che quello che molti osservatori poco attenti attribuiscono alla fortuna e al destino si trasformi in realtà.

 

La conferma di questa mia idea l’ho avuta leggendo un libro di Charles Duhigg sulla forza e la possibilità di creare abitudini salutari che possono portare all'eccellenza.

 

Sono consapevole che fuoriclasse come Cristiano Ronaldo, Lionel Messi o Neymar Jr, oltre alla forza mentale possiedono una tecnica straordinaria e capacità tattiche di alto livello ma, come qualsiasi altra abilità, le allenano quotidianamente e giorno dopo giorno migliorano perché hanno obiettivi chiari e ben definiti nonostante da anni siano i migliori del mondo.

 

Ho detto che mentalmente qualunque atleta può essere un fuoriclasse come Cristiano Ronaldo perché come Mental Coach ho la possibilità di osservare con attenzione l’atteggiamento dell’atleta e in particolare dell’attaccante che con il proprio comportamento e le proprie convinzioni determina i suoi risultati sul terreno di gioco. 

Esistono grandi potenziali talenti (il caso tipico in Italia è quello di Mario Balotelli) che si lasciano condizionare dalle proprie convinzioni spesso limitanti che li portano a sabotarsi inconsciamente limitandone gli obiettivi di crescita e sviluppo di carriera ad altissimi livelli, non per nulla si dice: “Ha un grande talento ma non ha testa.”

Tornando al punto in questione quali sono le differenze tra un campione e gli altri attaccanti?

Con una risposta semplice e un po’ banale potrei dire la mentalità, ma dietro questa parola si nasconde il vero segreto di un fuoriclasse.

 

Un attaccante eccezionale deve avere grande tecnica, intelligenza tattica, senso della posizione, opportunismo, la giusta dose di egoismo, un’eccellente preparazione fisica, una grande autostima, convinzioni specifiche che aumentano la fiducia in sé stesso a cui si aggiungono una forza emotiva e mentale straordinaria e un’estrema chiarezza di obiettivi.

A scriverlo è facile, probabilmente tutti conoscono questi ingredienti ma allora perché esistono pochi attaccanti al mondo che fanno costantemente la differenza, sono ambiti dai più prestigiosi club del mondo e per questo sono lautamente ricompensati? 

 

La risposta è semplice: essere i migliori del mondo costa sacrificio, un sacrificio giornaliero che i più non vedono e non intendono oppure un prezzo che molti giocatori non sono disposti a pagare.

Come Mental Coach ti posso garantire che molto spesso la differenza tra un ottimo attaccante e un campione è determinata dalla mentalità ed è per questa ragione che affermo che un attaccante di qualità, con il giusto allenamento mentale, può diventare un protagonista che scrive la storia.

Confrontandomi con colleghi Mental Coach di vari paesi, con base nella mia esperienza personale e nei contributi che la psicologia sportiva a partire dagli anni ‘70 continuamente ci offre posso affermare senza ombra di dubbio che un attaccante eccezionale lavora costantemente sui seguenti punti:

 

1. Definizione chiara dei propri obiettivi a corto, medio e lungo termine

 

2. Analisi delle proprie convinzioni per aumentare la propria consapevolezza, mantenere elevata l’autostima e aggiornare continuamente il “software” mentale.

 

3. Concentrazione totale durante l’allenamento quotidiano a cui si aggiungono tecniche di allenamento alternativo e complementare che accelerano di almeno 5 volte il tempo di apprendimento e perfezionamento della tecnica.

 

4. Lavora sul proprio Mindset, ossia utilizza strumenti e tecniche che lo portano a gestire i momenti di tensione a proprio vantaggio, imparando ad adattarsi alle situazioni esterne durante la partita e gli allenamenti affinché si creino le situazioni migliori per rendere al meglio.

 

5. Lavora sulla propria fisiologia con base nella convinzione delle proprie capacità.

 

6. Alimenta la fame del gol per cui il successo personale è conseguenza del successo di squadra.

 

7. Fissa tutti i momenti estremamente positivi che servono a rendere le proprie convinzioni ancora più forti e efficaci.

 

8. Lavora sulla propria consapevolezza, stimolando l’attenzione totale (mindfulness) in vari momenti della giornata, cosa che ne aumenta l’intuito e lo aiuta a “prevedere” la giocata durante la partita (più conosciuto come il sesto senso dell’attaccante) 

 

Tutti questi 8 passi (che paragono alla costruzione di una casa) sono essenziali per raggiungere grandi risultati ma anche se conosciuti spesso non vengono seguiti da molti atleti professionisti che, così facendo, non riescono a mantenere prestazioni di altissimo livello durante tutta la carriera. Vediamoli nel dettaglio:

 

1) Definire chiaramente i propri obiettivi (fondamenta della casa). 

È il primo passo fondamentale in qualsiasi settore della vita e ancor maggiormente nel professionismo ad altissimo livello ma pochi atleti sanno definire chiaramente cosa vogliono, la maggior parte sa cosa non vuole (es: dove non vuole giocare, cosa non vuole fare, ecc) e si focalizza, creando immagini, su ciò da cui vuole stare lontano … 

Peccato che il nostro cervello per negare una cosa ha prima bisogno di crearla. 

Esistono anche atleti e attaccanti che si pongono gli sportivi “stressogeni” ossia che contribuiscono ad aumentare la tensione nervosa riducendo il livello della prestazione. 

Pochi atleti sanno porsi obiettivi potenzianti, pochi sanno che esistono obiettivi di prestazione e obiettivi di risultato che sono diversi e vanno convalidati e utilizzati entrambi in maniera corretta.

Grazie ad una corretta gestione dei propri obiettivi si può passare dal sentire pressioni eccessive a sentire una spinta motivazionale straordinaria!

 

2) Potenziare le convinzioni (sentire che la casa è davvero speciale).

Forti convinzioni determinano chi sei, ciò che un attaccante pensa, spesso non razionalmente, di sé stesso può fare una grande differenza nel momento della prestazione (allenamento o partita che sia) e trasformare un ottimo attaccante in un “Cristiano Ronaldo”. 

Un grandissimo attaccante è tale perché pensa di esserlo, molte persone credono che un fuoriclasse sia frutto al 90% di abilità e talento, ma esempi concreti e studi effettuati sugli sportivi a partire dagli anni ’70 dimostrano che moltissimi giocatori dotati di grandissimo talento non hanno ottenuto nessun risultato rilevante durante la propria carriera.

Moltissimi atleti non riconoscono le proprie convinzioni limitanti oppure anche conoscendole, non hanno il coraggio di cambiarle, ma quando un attaccante le identifica ed è disponibile a sostituirle con altre più produttive fa un passo importante per diventare un grande campione. 

Quello che pensi crei e ciò che crei diventa la tua realtà. 

 

3) Concentrazione totale (costruzione della casa).

Molti atleti sottovalutano l’importanza dell’allenamento classico e non conoscono il contributo essenziale dell’allenamento “complementare” basato sulla visualizzazione, l’immaginazione e la percezione sensoriale. 

La partita è soltanto la somma dell’impegno quotidiano, della determinazione e dell’attenzione dell’atleta per la cura dei dettagli. 

Il grande attaccante lo sa e si impegna tutti i giorni utilizzando strumenti di allenamento classici e complementari per fare il meglio possibile nelle migliori condizioni possibili e questo lo porta a migliorare tecnicamente (tiro, potenza, precisione, utilizzo di entrambi i piedi, colpi di testa, ecc), tatticamente (posizionamento, utilizzazione degli spazi, ecc) e fisicamente fino a 5 volte più rapidamente degli altri colleghi che non hanno la stessa determinazione.

 

4) Mindset (preparare la casa per affrontare i vari tipi di clima).

Il grande attaccante si prepara mentalmente per affrontare qualsiasi tipo di cambiamento (ambientale, climatico, tecnico, tattico e “umano” nel caso di cambiamento di squadra o allenatore) per poter sfruttare le proprie qualità adattandosi ai cambiamenti esterni.

 

5) Fisiologia (aspetto esterno e interno della casa).

Già avrai sentito quella frase che dice che la squadra x vince prima di scendere in campo… 

Bene questo esiste anche con il grande attaccante che mostra nei suoi occhi e postura la sicurezza nei propri mezzi e la convinzione di essere realmente fortissimo. Se da un lato la giusta postura contribuisce ad aumentare la fiducia in sé stesso, dall'altro intimorisce l’avversario che deve affrontarlo producendo così un doppio vantaggio.

 

6) Fame del gol (allestimenti della casa).

Molti dicono che alcuni attaccanti nascono per il gol e altri no, riassumendo: “La fame del gol o ce l’hai o non ce l’hai!”. 

Questa è sicuramente una delle convinzioni più limitante e false che un attaccante può possedere. Questa “fame” può essere allenata e stimolata attraverso l’utilizzazione di tecniche e strumenti che aiutano a gestire le emozioni e gli atteggiamenti. 

L’attaccante che non convive con il desiderio e il piacere continuo di fare gol non potrà mai essere un grandissimo campione. Fame del gol che non deve diventare un’ossessione ma fungere da stimolo e motivazione, fonte di energia e determinazione. Unire questa forza alla capacità di analisi costruttiva dei fatti (gol segnati e gol sbagliati) diventa il carburante necessario per mantenere un eccellente livello delle prestazioni durante tutta la carriera. 

 

7) Ancoraggio (mantenere vivi tutti i momenti positivi che coinvolgono la casa).

Fissare momenti estremamente positivi e potenzianti è uno dei segreti per migliorare costantemente nel tempo, ossia avere una carriera da campione. Grazie agli ancoraggi e i condizionamenti, un grande attaccante mantiene alte le possibilità di fornire prestazioni ottimali (peak performance) nel momento in cui ne ha bisogno, ossia durante le partite. 

Le ancore sono vere e propri “jolly” a disposizione dell’attaccante quando ne ha bisogno. Esistono ancoraggi semplici o multipli in quello che in gergo viene definito “circolo dell’eccellenza”. 

Qualsiasi persona, non soltanto un giocatore di calcio è in grado di ancorare i propri momenti di successo e le proprie emozioni: è soltanto una questione di tecnica e allenamento costante.

 

8) Mindfulness (tranquillità dentro e fuori di casa).

Hai mai sentito parlare di un attaccante che è un rapace dell’area o di un campione che sembra avere gli occhi dietro la testa? 

Ebbene questi risultati di eccellenza si raggiungono stimolando l’attenzione piena con vari e semplici esercizi quotidiani aumenta le capacità di vivere il presente, raggiungere rapidamente la concentrazione e sviluppare l’intuizione che ti fa guadagnare quella frazione di secondo che in un campo di calcio fa la differenza tra il buon giocatore e il campione.

 

Diego e quando un attaccante non segna per 8-10 partite come fa a controllare l’ansia e la pressione esterna che la mancanza di gol causa? 

Semplicemente applicando gli otto punti appena descritti. 

Un eccesso d’ansia può avere tante cause che portano ad un “indebolimento generale” e un sabotaggio incosciente. 

In questo caso un’attenta analisi delle proprie convinzioni e dell’atteggiamento unito alla pratica della consapevolezza piena del momento attuale sono la “ricetta magica” per ritornare con continuità al gol.

 

Come diceva Buddha: 

“La legge della mente è implacabile. 

Quello che pensi crei; 

Quello che senti attrai;

Quello a cui credi diventa realtà.”

®© Diego Trambaioli

Foto: Google Search

 

P.S. Se pensi che questo post possa essere utile ai tuoi conoscenti condividilo pure sui social network utilizzando i pulsanti qui sotto. Lo apprezzerò molto. Grazie.

Mental Coach de Alta Performance
Mental Coach de Alta Performance